Bologna in fiamme, di Gianluca Morozzi (Battaglia Edizioni)

Bologna in fiamme, di Gianluca Morozzi (Battaglia Edizioni)

In una commistione geniale di comicità e dramma, Morozzi costruisce un intreccio appassionante ed originale, nel quale, pur oscillando, come è suo stile, dal realismo al surreale, mantiene fisso il mirino sui protagonisti, dei quali scandaglia la psicologia, in un esame benevolo della loro personalità, nella storia che li ha portati da ragazzini compagni di liceo ad adulti con due vite completamente agli antipodi. Simone Bianchi, in arte Simon Blanx (un’arte ancora potenziale perché, pur essendo assistente di un medio regista italiano di estrazione comunista, non è ancora riuscito ad ottenere una parte di un certo rilievo), è un gay conclamato, raffinato, elegante, affascinante e scontrosamente egoista, quel tanto che serve per aggiungere al suo sex appeal un pizzico di attrazione istintiva in più. Vasco Vitale è tutto l’opposto: insegnante di italiano in una scuola della periferia bolognese immerso quotidianamente nel grigiore dell’indifferenza generale per qualsiasi stimolo culturale, ha fortunatamente due uniche valvole di sfogo, due studenti acuti, intelligenti, un po’ disadattati, tanto da trovarsi bene con lui: Cristoforo, un piccolo nerd appassionato di supereroi e Antonietta, poco appariscente forse per scelta, arguta fino al cinismo. Il loro rapporto è commovente: nella consapevolezza della loro mediocrità esteriore, trovano inconsciamente conforto nell’intesa intellettuale. 

Le due strade così lontane di Simon e Vasco, che si erano bruscamente separate proprio a scuola quando il primo iniziava a sentirsi omosessuale ed era oggetto di bullismo da parte del gruppo dei prepotenti, dei quali faceva parte anche Vasco, sono destinate a incrociarsi ora, in un presente nel quale le parti sono decisamente invertite: Simon ha avuto successo ed è economicamente più che benestante, Vasco fatica ad arrivare alla fine del mese. Sarà un istante fatale a determinare il loro incontro: la visione da parte di Vasco dell’amico in televisione, la notte degli Oscar, ad Hollywood dove si è recato insieme al regista Achille Cordova, candidato per il miglior film straniero. In quel breve istante in cui lo riconosce, Vasco che per coincidenza ha un’autentica venerazione proprio per quel regista, del quale conosce tutti i film, attori, soggetti, aneddoti e retroscena, ha un’illuminazione: se riesce, tramite il vecchio compagno di scuola a far pervenire al regista la sceneggiatura che da anni tiene nel classico cassetto dei sogni, la sua fortuna è fatta. O per lo meno, può finalmente sperare di cambiare vita.  

Comincia così il suo travaglio interiore sul modo e la convenienza di agganciare il compagno che tante volte aveva bersagliato di tiri mancini. Ha un bel da sforzarsi di vedere il lato scherzoso e infantile di quel suo lontano comportamento ma la sua sensibilità gli fa percepire che, di fronte ad una persona vulnerabile, non c’è giustificazione alcuna ad atti di sopraffazione. Lo capisce perché ora è lui vulnerabile e sa che Simon è nella condizione di restituirgli quello che ha ricevuto da ragazzino. Forse non sarebbe riuscito ad uscire dall’impasse della crisi di coscienza se non fosse intervenuto un destino terribile a predisporre il loro riavvicinamento. Il destino sottoforma di un killer che uccide in modo disumano l’amatissima moglie del regista, incinta al nono mese, proprio quando, inaspettatamente, Cordova riceve l’Oscar.  

Se fino a quel momento, nella presentazione dei suoi personaggi, Morozzi aveva tenuto un registro prettamente umoristico, libero, scanzonato, irriverente, ora lo trasforma completamente. Bypassando il momento critico della comunicazione della notizia agli interessati, dipinge il ‘dopo’ con pennellate d’ombra e silenzio che creano un effetto di desolata devastazione psichica nella troupe passata così istantaneamente dall’entusiasmo per il premio ricevuto al totale sconcerto per una tragedia del tutto assurda ed incomprensibile. Marianna è una protagonista indiretta, non compare mai sulla scena del romanzo, se non attraverso le immagini dei protagonisti, i quali sono unanimi nel giudicarla una creatura dolce, tenera, umile, sensibile, devota. Per loro quell’atto, la sua efferatezza, sono devastanti. Ma l’impatto più sconfinato, l’autore lo presenta nei protagonisti: Cordova, letteralmente annientato, spento, muto, inconsistente, decontestualizzato dalla vita che aveva condotto fino ad allora. Simon, affranto ma determinato a costituire il muro difensivo del suo capo, al quale lo lega qualcosa di più del rapporto di lavoro, quasi un senso di dovere filiale. 

Rientrati in tutta fretta a Bologna, non hanno neppure il tempo di elaborare il lutto per Marianna che devono fronteggiare un’altra morte, anch’essa violenta ma che, per le circostanze nella quale avviene,  fa pensare immediatamente ad un suicidio, offrendo a Vasco l’occasione di mostrare agli amici, o per lo meno di provarci, vincendo il loro disinteresse, la propria competenza in materia giallistica: C’è tutta una letteratura sul cosiddetto delitto della camera chiusa, che parte da Edgar Allan Poe…”. E poi, è la volta di Fausto Rizzo, produttore di Cordova. A quel punto, non si tratta più di coincidenze: qualcuno sta deliberatamente colpendo le persone intorno al regista. È il panico: Simon, su cui si concentra l’attenzione introspettiva dell’autore, non è l’eroe freddo e determinato, ma l’uomo debole, terrorizzato. Ha paura perché teme di poter entrare lui nel mirino nel killer. Morozzi è bravissimo nel rendere in modo assolutamente umano e credibile, la paura incontrollata, quel tornado che travolge psiche ed emozioni, imponendo con ansiosa urgenza la ricerca di una via di fuga, anche inutile, forse, scontata o irrealizzabile. E così, è costretto a rivolgersi a Vasco. La paura soffoca il rancore, il disgusto, la rabbia, l’umiliazione, la voglia di vendetta: “Nessuno di loro sarebbe stato lo stesso di prima. Erano menomati, ormai. Danneggiati irrimediabilmente. Non si tornava indietro da una cosa così. Non si tornava indietro mai più”. 

Nessun commento

Aggiungi il tuo commento