Il valore del libro cartaceo

Premessa: siamo grandi sostenitori dell’importanza ed imprescindibilità dell’informatica nella nostra vita; siamo sostenitori dell’uso del PC, del tablet, dell’e-book.
Tuttavia, consapevoli della tendenza a sottovalutare il valore di un libro, inteso come oggetto tangibile da fare proprio, ci fa piacere condividere questa arguta considerazione di Umberto Eco.

I libri da leggere non potranno essere sostituiti da alcun aggeggio elettronico. Sono fatti per essere presi in mano, anche a letto, anche in vanca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, possono essere sottolineati, sopportano orecchie e segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra o abbandonati aperti sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, stanno in tasca, si sciupano, assumono una fisionomia individuale a seconda dell’intensità e regolarità delle nostre letture, ci ricordano (se ci appaiono troppo freschi e intonsi) che non li abbiamo ancora letti, si leggono tenendo la testa come vogliamo noi, senza imporci la lettura fissa e tesa dello schermo di un computer, amichevolissimo in tutto ssalvo che per la cervicale. Provate a leggervi tutta la Divina commedia, anche solo un’ora al giorno, su un computer, poi mi fate sapere.
Il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fanno parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta.