Tramonto in Croazia, di Saverio Gamberini (Freccia D’Oro Edizioni)

Tramonto in Croazia, di Saverio Gamberini (Freccia D’Oro Edizioni)

La placida atmosfera di Merano Polesine, il paese immaginato dall’autore al confine tra la campagna e la golena del Polesine è ancora lo sfondo delicato e suggestivo di questo terzo romanzo di Gamberini: in questi luoghi il fiume ha esercitato la sua influenza in modo anomalo, dividendo la società a seconda della scelta di collocazione fatta o, più spesso subita per mancanza di mezzi: la golena era una scelta obbligata per chi, piuttosto che emigrare alla ricerca di un lavoro, aveva preferito restare attaccato al proprio territorio, accettando di vivere di espedienti, pesca, coltivazioni, qualche volta attività poco lecite.

In questa nuova storia, accanto al protagonista, il medico di base Amilcare Barca, acquisa un ruolo importante Veronica, la ragazza della golena che aveva dato il titolo al secondo romanzo della serie. Veronica è una figura emblematica attraverso la quale l’autore vuole mettere in evidenza le conseguenze psico-emotive che una violenza subita nell’infanzia, per di più se prolungata, può instillare in una mente, rendendo estramamente complesso e non sempre fortunato il percorso di rieducazione psicologica. Veronica è marchiata dalla sua vita precedente che le ha lasciato in eredità, paradossalmente essendo lei la vittima, dei sensi di colpa: “era in colpa per il semplice fatto di avere una sua vita personale, di nutrire dei sentimenti per un’altra persona, di voler vivere fuori dal loro controllo ossessivo (…). I suoi sentimenti non avevano il diritto di esistere”. Ed Amilcare è tanto sensibile da comprendere “quanto per lei fosse difficile abituarsi alla libertà, lasciar crescere la vita affettiva, ascoltare le proprie emozioni così come sono”. Grazie a questa capacità di capire e attendere di Amilcare, a poco a poco la sua natura comincia a perforare la corazza di paure e inibizioni che le esperienze le avevano forgiato addosso. Nei rapporti con gli altri finalmente le sfuggono risate, parole schiette e scherzose, atteggiamenti disinvolti, comportamenti che esprimono un bisogno vitale di libertà.

Ritroviamo Adelaide, che nel secondo romanzo era stato un personaggio minore rispetto all’antagonista di Amilcare, Rodrigo. Ora Adelaide gestisce una casa di riposo che nasconde un traffico spietato. Settimanalmente con il pretesto di mandare gli anziani, rimasti soli o dei quali i parenti preferivano non doversi occupare regolarmente, in una succursale della casa, presso l’isola di Premuda in Croazia, dove avrebbero trovato un’atmosfera ancora più tranquilla per i loro ultimi anni, si fa autorizzare dal medico, Amilcare, al trasferimento e al conseguente regolare invio di farmaci a Premuda. Ma le cose non stanno realmente così.

È Ireneo, il figlio di una delle anziane trasferite, Maria Teresa, affetta da Alzheimer, a scoprire che in realtà, gli anziani non giungono mai sull’isola e ne parla con Gelsomina, un nuovo personaggio, particolarmente gradevole per la semplicità e schiettezza che la caratterizzano. Originaria di San Giorgio di Piano, dopo aver avuto successo in gioventù con la sua scuola di tortellini che ha esportato a New York, ha voluto ritornare in Italia dove però si è scontrata con la rigidità delle pratiche ammministrative per l’esercizio di un’attività commerciale e gli eventi politico-economici che accaddero poco tempo dopo. Costretta a chiudere, si trovò a dover fronteggiare i sindacati per i licenziamenti inevitabili, la sanità per non aver chiesto l’autorizzazione all’uso di un capannone per produzione di alimenti, e inevitabilmente il fisco per l’impossibilità di far fronte alle tasse. Prende una decisione stranamente avventata e moderna per una donna di sessant’anni, quella di cambiare vita, identità compresa: ottenuto un documento falso, cerca il paesino più remoto nella zona del Polesine e lo scova in Massenzatica (oasi naturale per la presenza di paleodune, dune fossili che rappresentano un unicum in Emilia-Romagna tanto da essere oggetto di visite guidate). Per evitare domande e curiosità per il suo arrivo così improvviso proprio in quella minuscola località, si finge una ricercatrice botanica e per essere più credibile studia la flora e la fauna di quel particolare ambiente preistorico, con rigore e anche con passione. È il suo carattere intraprendente, serio, fondamentalmente onesto che la guida, lo stesso carattere la porta a cercare di scoprire l’identità della persona che è diventata. Maria Teresa, nel ricordo che ha lasciato nel suo paese, è ancora ben viva e attiva; soprattutto la sua specialità del ricamo di merletti affascina Gelsomina che, sulle sue tracce, approda al piccolo paese di Merano Polesine dove viene permeata di quel suo spirito semplice, buono, schietto che la trattiene definitivamente. Svolgerà anzi un ruolo decisivo nello svelare il terribile traffico umano e commerciale di Adelaide.

Come Ireneo, anche Gelsomina si reca a Premuda facendosi accompagnare da Ambrogio, con il suo motoscafo. Ambrogio è un altro personaggio debole e disilluso, come Ireneo: sfruttato e maltrattato di Adelaide che aveva sposato per la solitudine insostenibile nella quale versava dopo la morte della prima moglie, è troppo pavido per indagare sulla sua vera personalità e vita e si lascia passivamente esistere in una quotidianità spenta che raggiunge l’apice nel grottesco finale. L’autore attraverso l’immagine di Gelsomina che, china sul bordo del motoscafo sia all’andata che al ritorno, sembra fermarsi e fermare il tempo, in una sorta di godimento estatico di quanto possa esserci di buono nella vita e nelle persone, crea un quadro indimenticabile di luminosa serenità.

Ciò che fa di questo romanzo – come del resto degli altri di Gamberini – un romanzo sociale più che un noir o un giallo puro, è l’attenzione agli elementi prettamente umani contestuali all’ambientazione geografica scelta. La golena e i paesi limitrofi sono luoghi in cui le tradizioni e la cultura popolare sono ancora molto forti e spesso restano al confine esterno piuttosto che interno, rispetto alla civiltà organizzata come la viviamo ormai nel XXI secolo.

È sempre presente in questi romanzi da un lato la consapevolezza del marchio che il male imprime sulle persone, ma anche la timida speranza che quel marchio non sia stato impresso a fuoco e che possa essere cancellato a poco a poco dal tempo, dalle persone e da nuove esperienze. Veronica è il simbolo di questa ambivalente visione.

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