L’ombra della stella, di Lorena Lusetti

L’ombra della stella, di Lorena Lusetti

Nel perfetto registro del noir, la giovane Stella Spada – che sarà protagonista di altri splendidi romanzi di Lorena Lusetti, fa la sua comparsa sulle scene della letteratura gialla bolognese, o meglio noir nell’accezione più intrinseca del termine, nero, un nero nascosto nell’animo umano, assopito dal progresso e dal benessere, ma pronto a risvegliarsi con violenza nel momento in cui qualcosa lo scuote. E per Stella, moglie e madre felice, soddisfatta del suo lavoro di segretaria di Direzione, quel nero che affondava in uno passato molto lontano, esplode improvvisamente quando la sua vita, i suoi ritmi, il suo equilibrio, vengono sconvolti dal licenziamento per ridimensionamento del personale a seguito di acquisizione dell’azienda in cui ha lavorato per dieci anni. Quel nero dell’infanzia vissuta come unica figlia femmina nata dopo tre figli maschi, vezzeggiata da piccola, poi a poco a poco, limitata, rispetto ai fratelli, nell’accesso a tante cose che a loro erano invece permesse. La sua arma giovanile è stata quindi la trasgressione, come strumento per dimostrare che, a dispetto di chi non lo pensava, poteva fare anche lei tutto quello che voleva. Gli anni delle superiori e dell’Università la videro ribelle e chiusa alla famiglia, dispersa in un contesto giovanile di contestazione e insoddisfazione. Poi, improvvisamente, il vulcano del suo nero si è spento: sposa e madre, stimata professionista, ha trovato un equilibrio che, forse, finalmente, la poteva appagare. Ma… “che cos’è dunque la civiltà umana? Solo un involucro, dal quale la natura selvaggia dell’uomo può balzare fuori più che mai infernale” (Thomas Carlyle).

Così, rimasta senza lavoro, in Stella quell’equilibrio rivela tutta la sua fragilità e crolla. Quando alla fine si trova quasi contro la sua volontà ad accettare un lavoro che mai e poi mai si era immaginata adatto a sé, a poco a poco cambia dentro; qualcosa di delicato e trasparente s’infrange e qualcosa di oscuro e mortifero sembra fuoriuscire. L’agenzia investigativa scovata in centro a Bologna, in via dell’Inferno, l’ex ghetto ebraico, di per sè già inquietante, la fagocita con la gradevolezza della sua titolare, Silvia, ragazza determinata, intelligente, capace di comunicare positività: bastava che sorridesse per illuminare l’ambiente nel quale si trovava. E Stella ha bisogno di quella positività e di quella luce perché sente che dentro di lei il nero si sta facendo strada. Accetta il lavoro per la curiosità che il caso nel quale Silvia è coinvolta in quel momento, le suscita: la sparizione misteriosa di una donna di origini spagnole, moglie di un esimio professore universitario residente nel Collegio di Spagna. Un mondo al di fuori di ogni realtà, segregato nella costruzione forzata di un’apparenza di rispettabilità e decoro ormai, oggi, del tutto fuori luogo e fuori tempo. Stella è attratta proprio da quella vita artefatta e non tarda a scoprire dove la copertura è crepata. Bologna rivela a Stella uno strato sotterraneo di violenza, brutalità, delitto, che la sconvolgono completamente e irrimediabilmente. A mano a mano che affonda nell’indagine, affonda nello squallore e nella più cupa bruttura, quella delle giovani prostitute sfruttate freddamente da uomini e donne senza alcuno scrupolo, completamente disumanizzati. Così nel suo giovane spirito che ancora recava le ferite di un’infanzia di incomprensioni e frustrazioni, quell’abisso di nero dilaga senza pietà un mondo cattivo e sommerso, sopra e accanto al quale aveva camminato per anni senza rendersene conto, dove tutto era concesso per il profitto, anche calpestare la vita delle persone”, la sua vita, quella del marito e del figlio, le sue stelle di rifugio e orientamento, che il riaffiorare del male porta lontano da lei.

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