L’era del porco, di Gianluca Morozzi (TEA)

L’era del porco, di Gianluca Morozzi (TEA)

Un atipico travolgente romanzo di formazione: nuovo, frizzante, ricco di humor. Il protagonista, Lajos, io narrante interno, rivede la propria giovinezza in tre momenti fondamentali, in parte susseguenti, in parte coincidenti. Li chiama “le tre strade per la dannazione”, espressione emblematica per rendere la portata travolgente e intensa di quelle esperienze.

La prima è la pubblicazione del suo romanzo d’esordio, l’attesa al concorso, la conoscenza di una rivale completamente priva del senso di umorismo, distaccata ma tutt’altro che superficiale. Fra i due si sviluppa un dialogo dinoccolato, fino a quando la vincitrice del concorso risulta essere proprio lei e la loro conoscenza casuale prosegue nell’appartamento di lei dove lui passa la notte. Non è l’inizio di una relazione, è solo l’inbocco della prima strada per la dannazione. È proprio lei, infatti a stimolarlo perché non si arrenda alla prima delusione, anzi vada direttamente dagli editori che contano, perfino “la grande M” o “la grande E”.

Lajos si lascia trascinare da quella determinazione che lui non ha, perché in tutto il romanzo, la sua caratteristica particolare, che lo porta a prendere le tre strade per la dannazione è l’incertezza, la mancanza di autostima sostanziale, sebbene di facciata cerchi in ogni modo di apparire sicuro di sé. È invece sensibile e fragile. Il contrasto fra le continue esplosioni verbali volgari o spiritose e l’intimo bisogno di consensi e rassicurazioni è reso dall’autore con rara maestria. Si percepisce la sua splendida personalità, profondamente umana, dalla quale si viene inevitabilmente conquistati.

La seconda strada per la dannazione è la musica. Lajos suona in un complesso un po’ suigeneris; oltre a lui, che suona la batteria, c’è la Betty, un’esplosione di vivacità, impudenza, trasgressione e, per chi la conosce bene come Lajos, drammatica vulnerabilità. La Betty che conosciamo attraverso il racconto di Lajos è una seconda versione, frutto di una delusione di amore che le ha fatto costruire una corazza di disinibizione e follia, sotto la quale – e gli amici lo sanno bene – palpita un cuore dolce e bisognoso d’affetto. Fortunatamente nella band quell’affetto per lei è sempre pronto, anche se uno di loro, Lobo, sempre innamorato di lei, vorrebbe darle più dell’affetto di amico. Certo, non trascura le avventure occasionali, ma assolutamente consapevole della loro fugacità; sono riempitivi, perché la voragine che gli si spalanca dentro ogni volta che vede la Betty con qualcun altro Esilarante naturalmente il contrappasso fra l’esagitazione di lei e la tristezza di lui, capace di immalinconire chiunque gli si avvicini. Il quarto componente del gruppo è l’Orrido, al cui primo incontro vengono dedicate pagine divertentissime. Il personaggio è un portento sotto tutti gli aspetti: da quello fisico per la mole immensa che lo rende una sorte di gigante buono, a quello caratteriale per la sensibilità e la totale devozione agli amici, come dimostrerà più avanti.

…E poi l’incontro fatidico con la donna che gli farà davvero perdere la testa, trascinandolo nella terza strada per la dannazione, Elettra.

All’inizio Lajos ne è alternativamente incuriosito, disgustato, attratto, respinto, poi, perdendosi nella disperata mortificazione del proprio ego, ne viene travolto, diventa argilla nelle mani di quella donna dalla personalità complessa, angosciata e bipolare. Elettra ha dei problemi, non riesce a dare un senso a se stessa e alla propria vita, passa da un atteggiamento di timidezza liceale ad un comportamento aggressivo e scostumato. E lui viene catturato in questo gioco incomprensibile, “un gioco che conosce solo lei, con un regolamento che conosce solo lei e che non si sogna neppure vagamente di illustrarmi, figurarsi. E ogni mio sgarro a questo misterioso regolamento può farmi retrocedere di quattro caselle o escludermi del tutto dal gioco”.

Con grande originalità e profonda capacità introspettiva, Morozzi descrive un processo di elaborazione dell’innamoramento impulsivo tipico dell’adolescenza.

L’umorismo permea il libro parola per parola. Tutto passa attraverso la sua lente, come se lo stesso narratore ne fosse impregnato; l’ironia, la battuta, volgare o no, costituiscono l’essenza del registro narrativo e rendono la lettura davvero irresistibile. Ma dietro il paravento dello sfrenato e nuovo umorismo di Morozzi, c’è un’amarissima immagine di superficialità diffusa, quella di una generazione che svilita dall’abuso emozionale, dall’abbandono di ogni inibizione come se la libertà fosse soltanto nella trasgressione insensibile, nell’incostanza e inaffidabilità, nell’egocentrismo più sfrenato.

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