Qualcosa, di Chiara Gamberale (TEA)

Qualcosa, di Chiara Gamberale (TEA)

Con il registro narrativo limpido e rassicurante delle fiabe, con le illustrazioni moderno-classiche che miscelano effetti vignettistici del fumetto americano ed effetti manga oggi molto apprezzati, Chiara Gamberale, scrittrice e Tuono Pettinato illustratore (nom de plume di Andrea Paggiaro), compongono in questo libro della collana I grandi Tea, un piccolo capolavoro: una fiaba che tratta il tema della resilienza, per adulti e ragazzi indistintamente. Il dolore e il senso di ingiustizia che diffondono le prime pagine, quando la piccola principessa perde la madre, pur essendo uno degli elementi più ricorrenti nel genere della fiaba (forse perchè senza una forza che intervenga dall’esterno in modo ineluttabile nessuno sarebbe indotto a crescere, a lasciare il nido confortevole e sicuro dell’infanzia) avvolge il lettore in un’istintiva empatia per quella bimba, troppo piccola per capire, troppo viziata in senso buono dall’amore e dall’allegria, troppo…troppo tutto. La principessa infatti si chiama proprio Qualcosa di Troppo, perchè fin dai primi vagiti aveva dimostrato un’indole potente dalle emozioni estreme, sia di gioia che di tristezza. 

Tutti i personaggi hanno nomi speciali che rappresentano la metafora di loro stessi e, contemporaneamente, di tipi di individui nei quali ognuno di noi può divertirsi a ritrovarsi. Il re è Qualcuno di Importante, la regina Una di Noi, esprimendo così la possibilità di unioni tra persone complementari sia sul piano caratteriale che sociale. La principessina invece è metafora di un’indole travolgente, immatura, totale, ben diversa dai ragazzini della sua età i quali “non erano mai troppo felici o troppo annoiati. Erano Ragazzini Abbastanza. Ogni tanto abbastanza felici, ogni tanto abbastanza annoiati”. Tuttavia, proprio nell’uso di questo avverbio, l’autrice esprime un sottofondo di negatività: se non è bene essere ‘troppo’, non è bene neppure essere semplicemente ‘abbastanza’. L’equilibrio è Qualcosa. Qualcosa e basta, come il titolo del romanzo che rappresenta la meta finale del cammino di maturazione che dovrà fare la piccola principessa. Un cammino che la porterà a fare i conti con il dolore, la perdita, la ricerca, la solitudine, la disperazione, pietre miliari della strada da percorrere per fare di se stessa una persona adulta consapevole, forte, indipendente ma anche empatica.

Chiara Gamberale e Tuono Pettinato ci raccontano questo cammino in modo delicato e convincente, senza retoricismi da narrativa adulti né puerilità da narrativa bambini. Un romanzo-fiaba, ricco della simbologia poetica che riecheggia Il piccolo principe, è una perla preziosa da racchiudere nel forziere delle nostre letture.

La perdita della madre lascia la bambina in uno stato di incomprensibile frustrazione: un buco nero nel cuore ingoia qualsiasi emozione: “un buco troppo buco al posto di un cuore troppo cuore”. Dove prima c’era entusiasmo e determinazione è rimasta un’amara sensazione di insoddisfazione e, inevitabilmente, rabbia.

Come in ogni fiaba che si rispetti c’è un aiuto alla protagonista, un aiuto quasi magico, quello di un omino senza età, dagli occhiali sempre sporchi che cerca sempre affannosamente ed inutilmente di pulire, che compare all’improvviso quando la principessa si era resa conto che “doveva trovare un modo per liberarsi di quel buco. Una soluzione. Perché faceva troppo, troppo male, il buco. Anzi, no! Peggio! Il buco non faceva niente. Ed era questo – questo! – a spaventarla. Proprio lei che sentiva sempre troppo. Adesso non sentiva più niente!” Ed al grido ripetuto di NIENTE, quell’omino appare dicendo che quello era il suo nome, Cavaliere Niente.

Il piccolo cavaliere, dopo aver conosciuto l’origine del problema della piccola principessa, cerca di aiutarla a compiere quel passo verso l’autonomia e la capacità di affrontare la vita. Deve imparare a convivere con la mancanza, col senso di incompletezza, con l’attesa irrealizzata, la sospensione, la perdita. Deve sostituire il non-fare al fare e deve accettare il buco nel cuore, non colmarlo: “Se lascerai stare il buco e lo accetterai sensa tanti starnazzi, vedrai che entro un anno si restringerà da solo e diventerà addirittura qualcosa di prezioso da avere dentro di te, come…come un passaggio segreto, ecco. E poi magari di nuovo si allargherà e di nuovo si restringerà, perché i buchi che abbiamo nel cuore fanno così”. E l’arrovellarsi, il rincorrere, il riempire quotidianamente le nostre giornate sembra l’unica soluzione per la maggior parte della gente, “perché hanno paura di madama Noia e hanno paura di quello che non-hanno nel cuore! Ma così per loro il buco non diventerà mai un passaggio segreto”.

Ma, sempre come richiede lo schema della fiaba, l’eroina deve superare delle prove per arrivare al traguardo di crescita, e nel caso di una principessa la prova più ardua è sempre stata quella di trovare un marito. Fra tutti i pretendenti, il padre di Qualcosa di Troppo ne seleziona cinque e con ciascuno la principessa dovrà passare alcuni mesi per capire se è lo sposo adatto a lei o no (un’innovazione nella tradizione della fiaba classica dove la scelta è spesso immediata sulla base di pochi elementi per lo più fisici). Ognuno di loro però rivela la stessa immaturità caratteriale della principessa: ognuno di loro è qualcosa di troppo, è estremo ed esclusivo nella propria passione e nei propri interessi, così che la principessa continua a percepire  il vuoto della mancanza di tutto il resto.

E in quel vuoto, si affaccia il Cavalier Niente, che l’affianca nel percorso, discreto e paziente, fino a che sarà lei stessa a capire qual era la cosa che continuava a mancarle più di tutte, facendola soffrire per quel vuoto.

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