Fari di Bretagna, di Susy Zappa (Il Frangente)

Fari di Bretagna, di Susy Zappa (Il Frangente)

Un’idea nuova di viaggio, nata da una grande passione, quella per il mare e per tutto il suo corollario storico, geografico ma anche sociale e culturale. Una vera e propria periegesi alla Pausania, un percorso capillare e meditato di tutta la costa bretone, metaforicamente saltando, come sui ciottoli di un fiume, di faro in faro, nell’affascinante ricostruzione della loro storia, della storia dei guardiani che hanno accettato di compiere quel lavoro così estremo, ma fondamentale per la salvezza di tante imbarcazioni: “gesta eroiche mescolate all’esilio geografico (…). Un lavoro atemporale ai margini di un mondo incerto” del quale ci restano testimonianze nelle bizzarre annotazioni, “frutto di pensieri sfuggevoli” riportati sui diari.di

Guidata da questa passione, l’autrice friulana alla sua seconda pubblicazione con la casa editrice Il Frangente, si è formata con studi e viaggi, una competenza in materia davvero ammirevole: il libro si legge d’un fiato, come un romanzo di racconti, una sequenza di storie vere, di drammi e sconfitte, ma soprattutto di coraggio, perseveranza ed atti eroici rimasti ignoti. E comunica al lettore, con naturalezza, il fascino struggente di luci antiche che rompono il buio per avvertire di un pericolo.

La Bretagna, “prua dell’Europa” offre poi un panorama davvero unico su questo argomento sia per le peculiarità della sua costa, dalle intense maree, i venti sferzanti, le lande e baie selvagge che, sotto l’effetto di quelle maree, si innalzano e si prosciugano, sia per la  fusione di cultura gallica, celtica e latina, che ha favorito lo sviluppo di storie e leggende irripetibili su “un’identità forgiata dalle invasioni, dal processo di cristianizzazione e dall’ostitlità del mare“. E la Francia “intrattiene una relazione appassionante con i propri fari: la loro dimensione mitica e la misteriosa vita del guardiano hanno profondamente segnato l’immaginario collettivo. I centocinquanta fari che disegnano il litorale francese sono diventati oggi monumenti storici; alcuni aprono le porte ai visitatori per mostrare la fantastica architettura e raccontare le spietate leggende. Dal faro l’ospite osserva vaste distese di mare azzurro dove l’occhio si posa e la mente è tranquilla“.

Prima di partire per il suo viaggio lungo questa incredibile costa, l’autrice percorre la storia del faro, come strumento di segnalazione, a partire dalle origini più remote, da quando erano semplici fuochi su alti dirupi, che Omero nell’Iliade poetizza nella tragica storia di Ero e Leandro. Del III secolo era quello mitico noto come Colosso di Rodi, che reggeva appunto un braciere ardente, costruito sull’isolotto di Pharos, di fronte al porto di Alessandria d’Egitto.

Nel 1806, in Francia, venne istituito il Service Phares et Balises, riferimento giuridico e organizzativo dell’assegnazione delle guardie ai fari. Non fu un caso che, a fine Ottocento, La Francia abbia donato alla città di New York, in occasione del primo centenario dell’indipendenza, un segnalamento luminoso modellato, nello scheletro metallico interno, da Gustave Eiffel. E, dal 1886 al 1902 la Statua della Libertà prestò servizio come faro.

Inevitabili le storie semileggendarie di pirati e corsari, fra le quali quella della prima donna corsara di cui si abbia notizia, Jeanne de Belleville, vissuta fra il 1300 e il 1359, chiamata, per la sua violenza d’amore e vendetta, “la tigre bretone”. Ma altrettanto suggestive quelle dei fari legati a miti ancestrali pagani, come quello dell’Ile Wrac’h, nome che si rifà alla leggenda celtica della Vecchia Signora, una spiritualità ancestrale sopravvissuta alla diffusione del cristianesimo che pure l’aveva demonizzata come strega senza riuscire a sradicarla dall’immaginario degli abitanti. Per la sensibilità dell’autrice, “discretamente la Wrac’h ha mantenuto la sua presenza nella spirale del tempo e il suo ricordo è percettibile nelle pietre druidiche intorno al faro”.

Un piccolo appassionante romanzo è quello della costruzione del faro di Sein, l’isola più occidentale della costa bretone. Né manca il faro maledetto, quello di Tévennec, ritenuto una sorta di punto di discesa verso l’inferno. Per quanto si possa razionalmente pensare che la terribile nomea derivi da superstizioni e credenze folkolristiche, esistono numerosi manoscritti che riportano morti tragiche e surreali: suicidi di folli, onde assassine, fenomeni notturni diabolici. Vero frammento di narrativa gotica!

Ogni storia è raccontata dall’autrice riporta con una prosa che si mantiene sempre in equilibrio tra l’approfondimento storico ed il registro poetico-avventuroso: ricostruzioni rigorose ma mai pedisseque, sempre filtrate attraverso la componente emozionale che guida la penna della scrittrice quando parla di mare. Un percorso attraverso insenature insidiose, mari burrascosi, nebbie improvvise assassine, naufragi e salvataggi, leggende ed aneddoti reali, che rapiscono il lettore con il fascino di un mondo perduto ma indimenticabile. Un mondo del quale sono protagonisti ed eroi sia la natura che l’uomo, libera e incontenibile la prima quanto umile ed eroico il secondo. 

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