Metànoia, di Luciano Caminati (Polaris Editore)

Metànoia, di Luciano Caminati (Polaris Editore)

Poetico e dolcemente musicale, il titolo di questo romanzo di Luciano Caminati, scrittore di viaggi che ha riportato qui vissuti propri e altrui sullo sfondo della catena himalayana, è una parola greca che significa “ripensamento”. Infatti, il tema trattato dall’autore con una prosa intensa e passionale, è proprio la capacità di rivedere non solo un’idea, un principio, un sentimento, ma tutta una vita. A questa svolta giungono, in modi diversi, ma intrecciando le proprie esistenze in rapporti di amore o amicizia, i vari personaggi della storia.

Francesca è la protagonista femminile che incontriamo nelle prime pagine al campo base, sotto la cima della Grande Montagna, nell’inutile attesa del ritorno del fidanzato, Thomas Gamper, appassionato scalatore, che aveva voluta conquistare la cima confidando unicamente sulle proprie indiscutibili doti, senza aiuti esterni, impavidamente certo che ce l’avrebbe fatta. Invece è stata la Grande Montagna a vincere, a negargli il ritorno, a trattenerlo nei suoi picchi tempestosi.

A quel punto, per Francesca comincia la riconsiderazione di un rapporto che, ora lo vede chiaramente, non era mai stato equilibrato: per lei si trattava di un amore profondo, serio, consapevole, sul quale pensare di costruire il futuro; per lui non altrettanto, perché prima e vitale passione rimaneva la montagna: una passione narcisista che lo portava ad affrontare ogni sfida solo per dimostrare a se stesso e al mondo la propria forza e la propria superiorità. Quella superiorità che scavalcava qualsiasi altra cosa o persona. Anche Francesca.

Forse era proprio per quell’istintiva consapevolezza della separazione che in realtà c’era sempre stata fra loro, che non gli aveva ancora detto di aspettare un figlio da lui. E non per paura di frenarlo, al contrario, per paura che neppure quella notizia lo avrebbe trattenuto, “perché, qualunque fantasia sul loro futuro avrebbe dovuto fare i conti con quella volontà oscura e potente che albergava in lui, (…) quell’anima nera che alberga nella roccia e nel ghiaccio, il suo richiamo più potente dell’amore fatto di carne e sentimento”.

Tornata in Italia, per molti anni non riesce ad elaborare quella perdita. Anche il figlio Andrea, unico indissolubile legame che era riuscita a stringere con Thomas, ad insaputa di lui, non riesce a farle dimenticare o attenuare il dolore. Ma a poco a poco capisce che se non supera il lutto è perché nel più profondo e irrazionale del suo essere, non lo riconosce come tale. Sa che una parte di lei ritiene impossibile che Thomas abbia ceduto alla montagna: lui l’aveva sempre vinta. E se quella volta, non l’aveva conquistata come le precedenti, non ne era comunque stato schiacciato. Doveva essere ancora vivo. Ma sa anche che quella segreta convinzione è frutto della disperazione, non della ragione. L’unico luogo in cui mettere a posto le tessere confuse della sua capacità di discernimento del vero dall’irreale è là, nel campo base ai piedi della Grande Montagna, in cui lo aveva atteso quel giorno. Perché, in fondo, non aveva ancora smesso di attenderlo. Per questo deve tornare là.

Così, seguiamo Francesca nel suo viaggio verso l’Himalaya, quel “mondo primordiale di giganti antichi e possenti, guardiani del tempo remoto nel quale emersero dall’abisso ancora oscurato dalle nebbie mattutine”; conoscendo altre figure straordinarie, fra le quali, splendida, quella di Tshiring, lo sherpa che tante volte aveva accompagnato Thomas nelle sue spedizioni. Sarà un ingranaggio decisivo perché, proprio per la cultura cui appartiene che gli ha insegnato a percepire oltre il sensibile, oltre il dolore umano (“Non c’è nulla d’intelligente nell’essere infelici”), saprà affiancare i protagonisti nel loro percorso di autocoscienza.

Più volte nel romanzo, Caminati cambia il punto di vista del narratore, passando il testimone alle figure principali della storia, ora in prima, ora in terza persona, in modo da permettere al lettore la visione a tutto tondo di ciascuna di esse.

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